Pensavo fosse amore… invece era un calesse

 

Tommaso (Massimo Troisi) e Cecilia (Francesca Neri) sono due giovani napoletani, fidanzati da due anni e prossimi alle nozze; lui gestisce la trattoria di famiglia, lei lavora in una libreria con Amedeo, bigotto e caro amico di entrambi, la cui sorella adolescente è da sempre morbosamente innamorata di Tommaso. Cecilia, annoiata dalla routine del loro rapporto ma gelosissima del fidanzato, decide finalmente di lasciarlo, attraverso il citofono, a pochi giorni dal matrimonio; il disperato Tommaso chiede continuamente agli amici notizie di Cecilia e, venuto a sapere del suo nuovo fidanzato Enea, un avventuriero più anziano di lei, cerca di riconquistarla con ogni mezzo (ricorrendo anche all’aiuto di una fattucchiera). Dopo diversi tira e molla i due tornano insieme ma, giunto il fatidico giorno delle nozze, anche per Tommaso arriva il momento dei ripensamenti…

 

Il film

Uscito nel 1991, è il penultimo film interpretato da Troisi, per cui firma anche la sceneggiatura e la sua ultima regia; con Il Postino del 1994, che gli varrà anche una nomination agli Oscar, si conclude prematuramente la carriera del grande attore napoletano, da sempre malato di cuore e stroncato dopo poche ore dalla fine delle riprese da un attacco cardiaco. Pensavo fosse amore… ha vinto un David di Donatello per l’interpretazione di Angelo Orlando (nei panni di Amedeo) e due Nastri d’Argento, uno per la brillante interpretazione di Francesca Neri e uno per le musiche di Pino Daniele, il quale scrisse la famosa Quando appositamente per il film.

Il tema portante della pellicola è, ovviamente, l’amore in tutte le sue sfumature; con ironia e leggerezza, tutti i personaggi hanno un proprio spazio nell’universo dei sentimenti e presentano allo spettatore (ma in primis a Tommaso) le loro esperienze e quello che hanno da dire, senza che nessuno passi in secondo piano. I dialoghi spiritosi e i monologhi del protagonista ci regalano esempi su esempi dell’umorismo di Troisi, dotato di una comicità sottile e raffinata, anche se legata all’ambiente quotidiano e senza troppe pretese. Il film non sarà forse tra i più innovativi (in fondo, è possibile contare tutte le pellicole che parlano dell’Amore?), ma originale è l’approccio adottato da Troisi nell’affrontare la tematica: per usare le sue parole in un’intervista per il quotidiano La Repubblica, alla domanda “di cosa parliamo quando parliamo di amore?”, il regista aveva risposto che “occorrerebbe la stessa attenzione e lo stesso amore tanto per conquistare che per lasciare qualcuno. ”

Spontanea è la domanda sul significato dello spiritoso titolo: perché proprio un calesse? C’è forse un significato metafisico in questo oggetto che sfugge ai più? Troisi stesso commentò così la scelta del titolo: “Perché ‘calesse’? Per spiegare al meglio la delusione di un qualcosa le cui aspettative non sono state mantenute, poteva essere usato un qualsiasi altro oggetto, una sedia o un tavolo, che si contrappone come oggetto materiale all’amore spirituale che non c’è più… Ma mi piaceva, e poi si possono trovare tante cose con il calesse: si va piano, si va in uno, si va in due, ci sta pure il cavallo…”

 

La citazione

Tommaso: “Io guarda, io non è che so’ contrario al matrimonio eh, che non so’ venuto… Solo, non lo so, io credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra di loro…troppo diversi, capito?”

 

J.H.

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