Maus – Racconto di un sopravvissuto

Il cartoonist Art Spiegelman decide di raccontare la storia del padre Vladek, un ebreo polacco sopravvissuto ad Auschwitz grazie anche al suo essere fortemente caparbio e ostinato, cercando così di ricostruire un rapporto deterioratosi nel tempo. Le interviste al padre vecchio e malato e i frequenti battibecchi tra i due, così lontani per mentalità ed esperienze, nella New York di fine anni ’70 servono a creare la cornice del racconto. Il vero cuore della narrazione è il lungo flashback sulla vita di Vladek; il ricordo parte da un iniziale idillio nella Polonia degli anni ’30, in cui Vladek incontra Anja e la sposa, per poi mostrarci il rapido inasprirsi degli eventi: la guerra, i ghetti, i sotterfugi per sopravvivere, Auschwitz.

 

La graphic novel

Tradotta in una trentina di lingue, applaudita da pubblico e critica, conosciuta in tutto il mondo, Maus è una splendida metafora della condizione umana. I personaggi sono ritratti come degli animali antropomorfi non tanto per una questione razziale, ma più per mostrare il “ruolo” svolto, non dai singoli ma da un popolo intero, nel contesto degli eventi; le teste di topo dei protagonisti ebrei sono doppiamente simboliche, perché se da un lato ci mostrano il loro essere senza difese contro un nemico più grande (e i tedeschi non possono non essere disegnati che come il loro nemico naturale, i gatti), dall’altro incorporano anche lo stereotipo nazista dell’ebreo visto come un virus, una minaccia fastidiosa da disinfestare.

Lungi dal voler essere una fonte di divertimento o un modo per sdrammatizzare, questa metafora dell’uomo-animale ha portato più volte l’autore a riflettere su come sia effettivamente possibile rendere con efficacia e giustizia una tragedia come l’Olocausto. Maus diventa quindi anche una sorta di opera di autoanalisi per Art Spiegelman, come è possibile evincere da alcune tavole metanarrative contenute nel libro; l’autore teme di non aver trattato il tema della Shoah con sufficiente rispetto nei confronti di chi l’ha vissuta e di chi è sopravvissuto, ma soprattutto sente un enorme senso di inadeguatezza di fronte alla figura di Vladek, la cui tragica esperienza ha avuto ripercussioni anche sul rapporto con il figlio.

Nonostante i dubbi dell’autore e uno stile che, ad una lettura superficiale, può apparire semplice e quasi caricaturale, fin dalla sua prima pubblicazione (1986) l’opera ha incontrato un tremendo e inaspettato successo, riportando così l’attenzione dei critici ad un mezzo narrativo tradizionalmente considerato di secondo piano, quello del fumetto. Oltre ad aver vinto numerosi premi (come l’Eisner Award, il corrispettivo fumettistico degli Oscar), significativamente nel 1992 Maus è stata la prima graphic novel che si è vista assegnare un Premio Pulitzer.

 

J.H.

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